Scuola, aumentano le iscrizioni dei disabili? Bene, ora puntiamo sulla qualità dell'integrazione

Tra circa un mese si sapranno i dati ufficiali del Ministero sull’iscrizione degli alunni disabili per il prossimo
anno scolastico. Ma è già certo che si parla di cifre non molto diverse da quelle già annunciate a Superabile.it nei giorni scorsi e che parlano di un aumento. Bene, dice Salvatore Nocera, vicepresidente Fish, è arrivata l’ora di tornare a parlare di qualità della formazione degli insegnanti: a partire da quelli “curriculari”

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Commissione nazionale LEA. Organizzazione assistenza ospedaliera e territoriale domiciliare

MINISTERO DELLA SALUTE – DIPARTIMENTO DELLA QUALITA’
DIREZIONE GENERALE DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA, DEI LIVELLI DI ASSISTENZA E DEI PRINCIPI ETICI DI SISTEMA

Commissione nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza

Nuova caratterizzazione dell’assistenza territoriale domiciliare e degli interventi ospedalieri a domicilio

La Commissione nazionale Lea ha istituito al suo interno un apposito sottogruppo con il mandato specifico di approfondire l’analisi delle attività assistenziali svolte in regime domiciliare, residenziale, semiresidenziale e di ospedalizzazione domiciliare. Il mandato precisa che: L’analisi sarà volta a caratterizzare i diversi percorsi di cura definiti, per ciascun regime di erogazione, in base alla natura del bisogno e del livello di intensità dell’assistenza, attraverso l’individuazione delle prestazioni o dei “pacchetti prestazionali” appropriati, delle diverse figure professionali coinvolte, della presumibile durata dell’intervento (comma 2 dell’art.2 del DPCM 14.02.2001). Il prodotto del lavoro dovrà consentire di specificare il contenuto dei relativi livelli di assistenza in termini prestazionali e di fornire elementi utili per la definizione di standard (qualitativi e quantitativi) e per la formulazione di ipotesi sulla remunerazione dell’attività.”

La decisione di istituire il sottogruppo scaturisce direttamente dalle riflessioni contenute nel primo documento approvato dalla Commissione Lea, che evidenzia come “Le voci riportate sotto ciascuno dei tre livelli” identificati dal d.P.C.M. individuano per lo più attività/servizi, le cui prestazioni non sono in gran parte codificate, o almeno non lo sono in maniera sufficientemente dettagliata.
Per arrivare alla individuazione delle prestazioni contenute nei Livelli essenziali, sarebbe quindi necessario:

  1. Identificare all’interno dei livelli la gamma delle attività/servizi che debbono essere organizzati per rispondere a ben definite finalità;
  2. Individuare nell’ambito di tali attività/servizi le singole prestazioni erogabili.

Tale processo, (…..), è attualmente possibile, in modo puntuale e circoscritto, solo in determinati ambiti, come nel caso delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale; in altre circostanze, invece, la variabilità determinata dall’adozione di specifici criteri ed adeguate metodologie amplia notevolmente il concetto di prestazione erogabile, ed è quanto avviene per le prestazioni di assistenza ospedaliera in regime di
ricovero.

Molto meno inquadrabili appaiono attualmente le prestazioni sanitarie riferibili a molte attività che ricadono negli attuali livelli di assistenza, in particolare per l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, ma anche nell’assistenza distrettuale e nella stessa assistenza ospedaliera per alcuni ambiti particolari. Tutto ciò ha notevoli riflessi, sia nella prospettiva di fissare gli standard qualitativi e quantitativi dei Livelli essenziali di assistenza, come per l’esigenza di determinare la remunerazione delle prestazioni su base tariffaria, oppure definendo i costi di specifici programmi assistenziali ai quali il sistema tariffario non è agevolmente applicabile.

Due sono le conseguenze negative della mancata individuazione delle prestazioni in numerose aree dei livelli essenziali di assistenza: la difficoltà di fissare standard qualitativi e quantitativi e quella di determinare la remunerazione degli erogatori.

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Osservazioni alla bozza di Piano Sanitario Regionale Marche 2007 (gennaio 2007)

Le osservazioni che seguono, proposte da un Comitato composto da 14 associazioni di volontariato e di utenti operanti a livello regionale, assumono come prospettiva quella degli interventi rivolti a soggetti in particolare situazione di debolezza che necessitano a diversi livelli di interventi e servizi volti a tutelare il loro stato di salute.

La bozza di PSR (piano sanitario regionale) è, dal nostro punto di vista, deludente e ci si augura che essa rappresenti soltanto una prima introduzione al Piano. Le indicazioni riferite alla cosiddetta fragilità sono per lo più di carattere generale e necessitano di esplicitazione; proprio a partire dalla presa d’atto che la gran parte dei contenuti del PSR 2003-2006 sono state disattese (vedi parte 3.1.6 – 3.1.7 e le schede allegate pag. 121-126) e dunque è richiesto un rinnovato impegno programmatico. Riteniamo però che sia di poca utilità richiamare principi e necessità, del tutto condivisibili, senza fissare chiari obiettivi per il triennio. E’ necessario che per i vari settori, all’interno della rete dei servizi sanitari e sociosanitari ospedalieri e territoriali si indichino gli obiettivi da realizzare nel periodo di vigenza del Piano. Una programmazione che sia tale ha il dovere di
indicarli con chiarezza; diventa altrimenti difficile capire significato e utilità dello strumento programmatorio.

Di seguito pertanto elenchiamo – in estrema sintesi – una serie di punti che il Piano a nostro avviso dovrà assumere con dettaglio, indicando gli obiettivi specifici del triennio. A corredo alleghiamo una nota che fotografa ed analizza la situazione dell’offerta dei servizi sanitari e sociosanitari ad integrazione di quanto sotto riportato.

Residenzialità ospedaliera. Vengano indicate le previsioni riguardo i posti per acuti e quelli di riabilitazione e lungodegenza. Se l’obiettivo regionale (DGR 572-06) è quello di avere un standard di 4.5 posti per mille, va chiarito di quale percentuale (nessun atto l’ha definito, neanche la proposta di PO riabilitazione e post acuzie, che peraltro riteniamo debba essere profondamente rivista) debba essere la dotazione riabilitazione lungodegenza. Facendo al contempo – ciò che non è stato fatto nel precedente Piano – chiarezza tra posti letto ospedalieri ed extraospedalieri senza assimilazione dei secondi ai primi. Ricordiamo che attualmente quelli di riabilitazione ospedaliera si attestano intorno allo 0,20 per mille e dunque vi è estrema necessità (come confermano i dati della mobilità extraregionale) di aumentarne la dotazione. A ciò si aggiunga come ancora a febbraio 2007 non si siano fatti passi avanti riguardo la realizzazione della Unità spinale unipolare in programmazione da oltre un decennio.

Continuità terapeutica. Rimane una situazione di forte criticità (come ammesso anche nella proposta di Piano) ed è necessario che vengano ridefiniti gli obiettivi per assicurare una adeguata continuità assistenziale. E’ del tutto evidente la necessità della unitarietà del percorso programmatorio dalla post acuzie alla residenzialità permanente. Un lavoro sul quale il precedente Piano ha posto le basi ma che, nei fatti, si è arenato. Ricordiamo che la Regione non ha ancora definito lo standard assistenziale delle RSA anziani che per lo più continuano ad accogliere pazienti in post acuzie con una funzione del tutto assimilabile (anche per quanto riguarda i tempi di degenza) a quelle delle lungodegenze o della riabilitazione intensiva extraospedaliera. Una situazione di estrema confusione e di grave incoerenza tra classificazione e funzione che non può essere ulteriormente procrastinata. I posti letto di RSA anziani vengono indicati, sostanzialmente, in aggiunta a quello delle Residenze protette come residenzialità permanente sociosanitaria.
I 1.320 posti previsti nel precedente Piano (che erano stati ridotti di oltre 200 da quello del 1998) non si sono realizzati; ne sono attivi circa 600-700 e come ripetiamo la gran parte con funzione di lungodegenza ospedaliera. Le residenze protette attive con lo standard previsto dalla normativa vigente superano di poco i 350 posti a fronte di un fabbisogno stimato dalla regione – solo riferito agli ospiti ricoverati attualmente all’interno delle strutture assistenziali – di circa 4.000 unità.

Sono meno del 10% gli anziani malati non autosufficienti ospiti delle strutture che ricevono l’assistenza prevista. Su questo versante l’obiettivo del precedente Piano – di gran lunga sottostimato è stato – e ciò è a nostro parere gravissimo – del tutto disatteso. C’è un “bisogno di salute” da soddisfare che non può essere ulteriormente procrastinato; mantenendo queste condizioni il richiamo alla tutela dei soggetti fragili non può che risultare beffardo. Si chiede pertanto che vengano indicati gli obiettivi programmatici da aggiungere entro il 2009 avendo chiaro che è necessario – lo richiedono le condizioni di salute dei malati non autosufficienti – andare oltre la previsione del PSR del 2003 con la chiara volontà di passare dalla previsione alla realizzazione (ovvero garanzia dei diritti). Del tutto ferma è rimasta la risposta diurna e residenziale alla malattia di Alzheimer. Dei nuclei Alzheimer non si è definito ne fabbisogno ne standard assistenziale. Sostanzialmente essi non sono presenti nella nostra Regione. Ribadiamo la richiesta che si preveda la realizzazione di almeno un centro diurno Alzheimer per ogni Zona sanitaria. Il progetto Alzheimer da anni è in attesa di vedere la luce.

Anche sul versante delle cure a domicilio è necessario che vengano indicati gli obiettivi del triennio; dati sull’attuale offerta in questo settore sono stati offerti dall’indagine dell’ARS negli anni scorsi; ma è necessario che venga esplicitato come si intende potenziare il sistema delle cure a domicilio. Va ricordato che gran parte del cospicuo fondo ADI continua ad essere utilizzato all’interno delle strutture residenziali per il pagamento delle figure professionali sanitarie (in particolare infermieri). Ciò continua a risultare del tutto inaccettabile. Così come è inaccettabile che vengano riconosciuti – con lo stesso fondo – minutaggi di aiuto alla persona nel caso in cui sia ricoverata e non quando la stessa si trovi a domicilio.
Chiarezza deve inoltre essere fatta riguardo la residenzialità sanitaria e socio sanitaria riguardante i servizi per la disabilità e la psichiatria. Nel settore della salute mentale ci sono le indicazioni del precedente Piano e del successivo Progetto Obiettivo, in più esistono ancora strutture autorizzate secondo le indicazioni del PSR 1998-2000 e del successivo Manuale di autorizzazione (DGR 2200/2000) ma non riclassificate dopo il Progetto Obiettivo che ha definito nuove tipologie di strutture. Per quanto riguarda la disabilità il percorso previsto dal precedente Piano non si è avviato. E ‘inoltre opportuno che per le strutture sanitarie e sociosanitarie normate dalla legge 20/2000, si addivenga ad una nuova riscrittura della DGR 2090/2000 su fabbisogno in quanto alcune delle strutture indicate sono state riclassificate o non più previste ed altre strutture sociosanitarie sono state previste (anche se non è stato emanato l’atto di fabbisogno) con legge 20/2002. In questo senso è del tutto opportuno il richiamo all’emanazione di un atto di recepimento del DPCM 14-2-2001 e 29-11-2001 per la parte riguardante l’integrazione sociosanitaria soprattutto tenendo conto che per diverse strutture previste dalla normativa regionale sono in assenza dei criteri di compartecipazione alla spesa (Rsa e RP psichiatria, RP disabili, Cdiurno anziani non autosufficienti e disabili), in altri casi i criteri sono definiti attraverso specifiche DGR (Rsa e Rp anziani, CoSER disabili).
Ma è necessario che ciò venga fatto in fretta; non può essere giustificabile questo ritardo nel momento in cui la stessa regione ha definito con la legge 20/02 nuove strutture sociosanitarie.

Riteniamo, da questa sintetica discrezione, che ce ne sia abbastanza perché il Piano si occupi con particolare approfondimento di tutti questi aspetti è ciò che ci aspettiamo dalle prossime bozze.

CAT – COMITATO ASSOCIAZIONI TUTELA
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Anziani non autosufficienti. Appello alla regione Marche

Appello per la realizzazione di interventi a favore degli anziani malati non autosufficienti nella regione Marche

Questo appello intende porre alla Vostra attenzione la grave condizione dei servizi rivolti agli anziani non autosufficienti nella nostra Regione ed, in particolare, la situazione dell’attuale offerta di servizi sociosanitari residenziali.
Chiediamo pertanto alla classe politica di questa Regione una assunzione di responsabilità nei confronti di quei cittadini marchigiani che, a causa della gravità delle loro condizioni, non possono essere curati a domicilio.
Responsabilità significa assicurare gli interventi necessari per garantire condizioni accettabili di esistenza. Ciò si traduce nella messa a disposizione delle risorse finanziarie per la realizzazione di tali interventi.
Ci preme sottolineare che non ci si trova dinanzi ad alcun evento catastrofico, la risposta da dare ha ora i caratteri dell’emergenza, perché per decenni si è continuato a non voler affrontare i problemi derivanti da malattie croniche che determinano non autosufficienza, procedendo ad un progressivo occultamento delle esigenze e dei diritti dei malati. La situazione ora richiede una risposta che non può essere più rimandata.

Lo stato dell’assistenza sociosanitaria residenziale rivolta agli anziani malati non autosufficienti

All’interno delle Case di riposo sono ricoverati oltre 4.000 anziani non autosufficienti. Solo poco più di 350 di questi ricevono l’assistenza sociosanitaria prevista dalla normativa regionale vigente (100-120 minuti di assistenza giornaliera). Per gli altri malati ricoverati, molti dei quali in condizione di estrema gravità (tanto che 1.500 di questi dovrebbero essere ricoverati in RSA), l’assistenza socio sanitaria varia da 12 a 50 minuti al giorno. Non più di qualche decina sono i posti destinati a malati di Alzheimer e a soggetti con demenza.
La Regione, pur sottostimando il fabbisogno, si era impegnata con il Piano sanitario del 2003 a garantire entro il 2006 a 2.500 anziani non autosufficienti una assistenza sociosanitaria pari a 100-120 minuti.
Tale impegno è stato completamente disatteso; si è soltanto provveduto a finanziare un aumento (peraltro ancora non è chiaro se sia avvenuto) a partire da fine 2005, di qualche decina di minuti di assistenza per circa 2.000 anziani.
L’altra struttura destinata ad accogliere anziani non curabili a domicilio, la Residenza sanitaria assistenziale (RSA), accoglie per lo più malati, di tutte le età, in dimissione ospedaliera, sostituendosi alle lungodegenze ospedaliere.
In sostanza la regione Marche offre non più di 600-700 posti di residenzialità permanente sociosanitaria per anziani non autosufficienti non curabili a domicilio, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 6.000 posti.
Almeno 3.700 anziani malati non autosufficienti – molto spesso si tratta di persone gravemente malate – ricevono poche decine di minuti di assistenza sociosanitaria giornaliera; una situazione incompatibile con i loro bisogni. Con alcune decine di minuti di assistenza come si può essere curati, lavati, vestiti, imboccati? E’ giusta, dignitosa, accettabile una tale condizione? E’ facile allora capire il perché del ricorso massiccio, all’interno delle strutture, all’assistenza privata, alle contenzioni non motivate, al robusto utilizzo di sedativi.
Come è possibile che tutto ciò non provochi una immediata ricerca dei finanziamenti necessari per assicurare condizioni di vita accettabili a queste persone?
Occorre inoltre ricordare che, solo per i 365 posti di residenza protetta, nei quali la retta complessiva prevede, come da normativa vigente, una compartecipazione di costi tra settore sanitario e settore sociale, in tutti gli altri posti, a parte il rimborso dei minuti di assistenza infermieristica e in alcuni casi di piccolissimi minutaggi di aiuto alla persona, le rette sono completamente a carico degli utenti e dei loro familiari. Si tratta di cifre quasi mai inferiori ai 1.500 euro al mese. Cifre che per almeno la metà – secondo la legislazione vigente – devono essere a carico del fondo sanitario.

Gli impegni assunti dalla Regione Marche

A fronte del bisogno assistenziale, con il Piano sanitario triennale del 2003, la Regione si era impegnata, nel triennio di vigenza del Piano, a dare una prima risposta alle esigenze di assistenza e cura agli anziani non autosufficienti ricoverati, trasformando le strutture per autosufficienti in residenze protette per non autosufficienti e assicurando a circa il 60% (2.500 posti) dei malati ricoverati adeguata assistenza sociosanitaria. A ciò si aggiungeva la previsione, sempre nel triennio, di attivare circa 1300 posti di residenze sanitarie per anziani, così da realizzare complessivamente circa 3800 posti, nei quali assicurare, a seconda delle esigenze dei malati, adeguata assistenza sociosanitaria.
Sostanzialmente nel triennio l’offerta residenziale sociosanitaria è rimasta immutata; l’adeguamento agli standard assistenziali delle residenze protette è stato per il momento posticipato a fine 2007. Nel 2006 si doveva provvedere, attraverso lo stanziamento di 10 milioni di euro, ad aumentare l’assistenza a circa 2200 anziani, così da garantire un massimo di 50 minuti di assistenza giornaliera. La metà di quella prevista per il 60% degli anziani non autosufficienti ricoverati. Per l’altro 40% l’assistenza attualmente erogata è pari a circa il 10% dello standard previsto. In queste strutture l’impegno finanziario del settore sanitario, utilizzando il fondo dell’assistenza domiciliare integrata, è di circa 8 euro al giorno.

Le richieste e le proposte per assicurare da subito una assistenza sociosanitaria adeguata

Di fronte a questa situazione chiediamo che da subito:

  • – vengano stanziati i finanziamenti necessari, per assicurare agli anziani non autosufficienti ospiti delle strutture l’assistenza sociosanitaria (100-120 minuti di assistenza) prevista dalla normativa regionale. Assistenza di cui hanno bisogno e diritto
  • – nel nuovo bilancio vengano destinati fondi vincolati per l’assistenza residenziale sociosanitaria
  • – si potenzino i servizi di cure domiciliari con l’utilizzo del fondo ADI esclusivamente per il sostegno alla domiciliarità e non, come accade, per il finanziamento dell’assistenza sanitaria ai malati non autosufficienti ospiti di strutture.

CAT – COMITATO ASSOCIAZIONI TUTELA
Aderiscono: Aism Regionale, Alzheimer Marche, Ass. La Meridiana, Anffas Jesi, Anglat Marche, Ass. La Crisalide, Angsa Marche, Ass. Free Woman, Ass. Libera Mente, Ass. Paraplegici Marche, Gruppo Solidarietà, Centro H, Tribunale della salute Ancona, Uildm Ancona

Regione Sardegna. Piano dei Servizi Sanitari 2006-2008

Il Consiglo Regionale della Sardegna nella seduta pomeridiana del 19 Gennaio 2007 ha approvato il Piano Regionale dei Servizi Sanitari.

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Regione Campania. Programma triennale (2007-09) interventi sociali Regione Campania. Programma triennale (2007-09) interventi sociali

L'aziendalizzazione della sanità in Italia

L’AZIENDALIZZAZIONE DELLA SANITÀ IN ITALIA: RAPPORTO OASI 2006
A cura di Eugenio Anessi Pessina ed Elena Cantù

L’Osservatorio sulla funzionalità delle Aziende Sanitarie Italiane (OASI) del CERGAS Bocconi si propone di analizzare i cambiamenti in atto nella sanità italiana secondo l’approccio economico-aziendale. In tale approccio la pubblica amministrazione (o qualunque suo sottosistema, compreso quello sanitario, che peraltro comprende anche aziende private) è definita non come sistema unitario, ma come sistema di aziende dotate di autonomia. Di conseguenza:

  • dal punto di vista interpretativo, la funzionalità complessiva del sistema dipende dai livelli di funzionalità di ciascuna azienda e dall’interazione tra le diverse aziende;
  • dal punto di vista normativo, la funzionalità complessiva del sistema si può migliorare modificando le modalità di funzionamento delle singole aziende e mettendole in grado di migliorare i propri risultati, nel rispetto delle proprie specificità organizzative, gestionali e di ambiente. Anche nella definizione delle politiche pubbliche non bisogna imporre comportamenti uniformi: bisogna invece creare le condizioni e fornire gli incentivi perché le singole aziende migliorino le proprie modalità di funzionamento.

OASI si propone quindi di analizzare le scelte adottate dalle singole aziende sanitarie e i loro riflessi sulla funzionalità delle aziende stesse e del sistema sanitario nel suo complesso. A questo scopo utilizza diversi strumenti di ricerca tra loro integrati (analisi documentale, studi di casi singoli e comparati, sistematizzazione e analisi quantitativa di dati, survey mediante questionari e interviste a diversi soggetti regionali e aziendali). Mantiene inoltre un rapporto costante con gli operatori del settore attraverso il «Network OASI», composto da circa 400 persone con posizioni di responsabilità nelle regioni e nelle aziende, al fine di condividere e diffondere le esperienze e di sviluppare elementi critici di interpretazione e valutazione della realtà sanitaria italiana.

I risultati dell’attività di ricerca vengono divulgati principalmente attraverso il Rapporto Annuale. Alcuni capitoli del Rapporto sviluppano ex novo temi di particolare interesse e attualità; altri propongono riflessioni e aggiornamenti su temi già analizzati in precedenti Rapporti. Le strategie di divulgazione comprendono inoltre l’organizzazione e la presentazione di relazioni a convegni, la pubblicazione di articoli su quotidiani e riviste specializzate, l’utilizzo del sito internet (http://www.oasi.cergas.info). Finora sono stati pubblicati sette Rapporti Annuali (dal 2000 al 2006). Questo documento riassume metodi, contenuti e risultati del Rapporto 2006.

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Corte di Cassazione. Il rifiuto di provvedere alla pulizia dei malati è omissione di atti di ufficio

L’infermiera che rifiuta, accampando scuse, di pulire i pazienti dell’ospedale nel quale presta servizio rischia una condanna per omissione di atti di ufficio.
Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando la condanna a sei mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici, per una infermiera generica in servizio presso un ospedale siciliano che si era rifiutata di pulire un paziente appena operato al colon sostenendo di provare vergogna a causa della differenza di sesso.
Sia il Tribunale di Gela in primo grado che la Corte di Appello di Caltanissetta, a seguito della denuncia presentata dai parenti del paziente, avevano condannato l’infermiera, la quale aveva fatto ricorso in Cassazione sostenendo che sarebbe stata necessaria una specifica indicazione dei medici riguardo alla pulizia del paziente e che lei si era allontanata per provvedere a far mangiare altri pazienti.
La Suprema Corte ha invece affermato che non è necessaria una prescrizione del medico rivolta da ogni singolo paziente, “ben potendo essere impartita in via generale e sulla base di turni di servizio”, e che, nel caso di specie, per evidenti ragioni igienico – sanitarie, trattandosi di un paziente da poco operato all’addome, l’operazione di pulizia “rivestiva un carattere di urgenza” ed aveva la priorità rispetto alla distribuzione del vitto.


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Interventi e servizi sanitari e sociosanitari nella Zona 5/Ambito 9.

Lettera del Gruppo Solidarietà inviata al Direttore Zona territoriale 5, al Presidente Conferenza dei sindaci e per conoscenza al Direttore Distretto- Coordinatore Ambito sociale

Lo scorso 29 gennaio abbiamo inviato una nota nel quale chiedevamo conferma dell’avvenuto aumento dell’assistenza nelle strutture identificate dalla Conferenza dei sindaci come destinatarie del finanziamento regionale a seguito delle norme riguardanti la cosiddetta “riqualificazione dell’assistenza agli anziani”.
Con la presente intendiamo invece sottoporre e, per la gran parte, riproporre altre questioni che riguardano i servizi sanitari e sociosanitari.

Alcuni aspetti interessano specificatamente la Zona Territoriale 5, temi che sollecitiamo da molto tempo (vedi, in particolare ns note del 14 luglio, 19 ottobre, 6 dicembre 2005, 30 agosto 2006); tra questi ricordiamo:
a) articolazione oraria delle cure domiciliari, nel rispetto della DGR 606/2001 su sei giorni comprendenti anche i pomeriggi, con l’assicurazione di alcune prestazioni anche nei festivi; definizione delle prestazioni erogate in ADI, compresa modalità erogazione dei “supporti nutrizionali”;
b) presenza del geriatra nella rete dei servizi (restiamo in attesa di avere chiarimenti rispetto alla situazione vedi nostra ultima del 4 ottobre 2006);
c) attivazione della riabilitazione domiciliare in ADI;
Chiedevamo inoltre la di:
1) predisporre un regolamento di funzionamento della UVD (funzioni, composizione, modalità operative, percorsi di accesso ai vari servizi, ecc ..);
2) realizzare opuscoli informativi per gli utenti nei quali specificare per ogni servizio: tipologia, prestazioni, modalità di acceso, ecc …
3) rivedere, dopo l’apertura della lungodegenza a Villa Serena, l’utilizzo delle RSA (tempi di riapertura di Filottrano?) nel rispetto della normativa vigente, caratterizzando, data la totale assenza di posti, una struttura come Nucleo Alzheimer, valutando la possibilità di dare poi risposta – anche in previsione dei posti letto di RSA da realizzare al vecchio Murri – alle situazioni degli stati vegetativi persistenti. Ogni proposta è comunque meglio definita nelle note sopra citate. Sulla specifico dello stato di attuazione della realizzazione della RSA al vecchio Murri attendiamo riscontro alla nostra nota del 17 ottobre 2006.

Per quanto attiene invece ad aspetti che riguardano servizi integrati sociosanitari ci preme ritornare sui seguenti punti:

  • Disabilità. Non è più rinviabile per i servizi sociosanitari territoriali la definizione dell’Accordo di programma scaduto nel dicembre 2000. In particolare sono due gli aspetti che necessitano di accordo tra le parti e conseguente relativa definizione dell’impegno finanziario.
  • Cofinanziamento dei servizi. Nel recente seminario di approfondimento sui servizi territoriali per la disabilità promosso da questa associazione insieme all’Ambito sociale territoriale 9, sono stati evidenziati, anche da parte della Zona 5, problemi connessi alla mancata attivazione di alcuni interventi; su tutti il servizio trasporto. Problema che le associazioni pongono da più di un decennio; ma siamo i primi ad essere consapevoli che questo sviluppo sarà assolutamente inadeguato fino a che non si libereranno altre risorse. Ora La Zona 5 è ben consapevole che i servizi sociosanitari territoriali (vedi CD) devono essere a finanziamento integrato. Ugualmente tale aspetto riguarda la gran parte degli utenti dei servizi domiciliari (educativa e aiuto alla persona) soggetti per la gran parte molto gravi. Ora non è accettabile che data questa situazione si continui a non assumere tali oneri accampando la scusa della mancata definizione delle quote a livello regionale. Veniamo pertanto a chiedere un sussulto di buon senso ed a trovare – attraverso l’AP – la definizione di tale compartecipazione.
  • Sistema di accesso al sistema dei servizi territoriali. Riteniamo non più rinviabile una revisione della modalità di accesso al sistema dei servizi territoriali extrascolastici (ora a filtro UM). La definizione dei percorsi, a nostro avviso, deve essere integrata. A maggior ragione in una situazione nella quale “l’unico pagatore” è il Comune. Invitiamo pertanto anche i Comuni a voler riflettere su questa situazione, che ripetiamo ha necessità di subire un radicale mutamento.

In via più generale riteniamo opportuna una rivalutazione complessiva del sistema di accesso a tutti i servizi comunali che passano attraverso i servizi distrettuali della Zona. O gli accordi sono assolutamente definiti e chiari oppure va rivisto alla radice il percorso di accesso. Non serve molto, crediamo il percorso: utente – assistente sociale Zona – Comune di residenza – ritorno – attraverso assistente sociale – utente. Questo punto è tanto più urgente da affrontare in vista dell’avvio della gestione associata dei servizi a livello comunale.
Per parte nostra continuiamo a ribadirne l’essenzialità; assieme a questo percorso – che ci auguriamo giunga a termine in breve tempo – è necessario che si definiscano responsabilità per settori (minori, anziano, disabilità, ecc…) in modo che si superi l’attuale situazione di frammentazione.

Anziani non autosufficienti (comprese forme di demenza). Nella nostra nota del 29 gennaio, sopra citato, abbiamo chiesto conferma dell’avvenuto aumento dell’assistenza o della restituzione nel caso erogata con quota a carico degli utenti. Vogliamo ora ritornare su alcuni aspetti della Convenzione tra ASUR e Strutture.

Il primo punto riguarda i 12 posti del nucleo demenze (cfr decreto 510/2005) presso la Casa di Riposo di Jesi. Subito dopo l’emanazione del decreto 501 avevamo a più riprese fatto presente che quel nucleo che veniva considerato come già presente (al pari dei 20 posti nella Zona di Senigallia) non era mai stato attivo e che si era fatta grande confusione con la convezione vigente tra l’ASL 5 e il Comune di Jesi per l’inserimento di soggetti con patologia psichiatrica (utilizzando da ultimo la DGR 2569-1997 che prevede una assunzioni di oneri da parte della ASl del 70%). Il nucleo demenze, parte delle Residenze protette per anziani per il quale il Regolamento regionale 1-04 e successive modificazioni stabilisce una assistenza giornaliera di 120 minuti, nulla centrava e nulla centra con l’inserimento dei soggetti con patologia psichiatrica, di tutte le età, lì inseriti. Se si volesse effettuare questo passaggio non saremmo in presenza di una forzatura ma di una evidente, palese, violazione della normativa vigente. Si veda, peraltro, in proposito l’art 4 “Soggetti destinatari del servizio” della Convenzione allegata ala DGR 704/2006.

Il secondo riguarda l’art. 19 della Convenzione “Conservazione del posto”. Ci pare opportuno innanzitutto far notare il problema posto dal valore retroattivo della norma. Abbiamo valutato sempre incredibile e fuori da ogni logica che una norma vigente (dgr 323/2005), si ritenesse non doversi applicare in quanto successivamente sarebbe stata modificata. Una norma per non essere tale, riteniamo, debba abrogarsi. Così la nuova norma approvata a giugno 2006 diventa vigente da gennaio dello stesso anno. L’articolo 19 dispone che l’utente nei giorni di ricovero non è tenuto a corrispondere la retta alberghiera. Comprendiamo la difficoltà delle strutture, che riceveranno solo il 25% della retta (metà della sanitaria); occorrerebe però che ci si chiedesse:
il costo che si trovano ad affrontare le famiglie di utenti non autosufficienti quando ricoverate in ospedale, con un ricorso pressochè costante all’assistenza privata ad aggiunta della retta praticata (spesso con copertura h 24).
Quale impegno assumevano le strutture – quando non avevano decurtazione di retta o definivano autonomamente quanto trattenere – rispetto al malato ricoverato.
A ciò aggiungiamo la frequenza di ricoveri in ospedale – con tutti i disagi per le famiglie data l’organizzazione ospedaliera – dei soggetti ospiti, molto spesso motivata proprio dalla inappropiatezza del ricovero e dalla inadeguatezza della presenza interna alle strutture delle figure sanitarie.

Su tutti gli aspetti sopra richiamati questa associazione rimane disponibile ad ogni tipo di confronto sempre che si muova nella direzione della realizzazione di effettive risposte.

cordiali saluti
Gruppo Solidarietà