Associazioni di volontariato piemontesi. Tutti hanno diritto alle cure sanitarie.

Dal sito del Gruppo Solidarietà è possibile scaricare la versione aggiornata di: TUTTI HANNO DIRITTO ALLE CURE SANITARIE
Opuscolo informativo sui diritti dei malati cronici non autosufficienti, adulti e anziani, ad essere curati in ospedale o in casa di cura convenzionata, quando non è possibile provvedere al proprio domicilio.

iniziativa promossa da:
Alzheimer Piemonte; AUSER; AVO, Associazione volontari ospedalieri;
CPD, Consulta per le persone in difficoltà;
CSA, Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti;
Di.A.Psi, Difesa ammalati psichici; GVV, Gruppi Volontariato Vincenziano;
SEA Italia, Servizio emergenza anziani; Società S. Vincenzo de Paoli;
UTIM, Unione tutela insufficienti mentali

Preleva l’opuscolo dal sito del Gruppo Solidarietà

IL DIRITTO ALLA SEGRETEZZA DEL PARTO COME PREVENZIONE DELL’ABBANDONO E DELL’INFANTICIDIO

I mezzi di informazione continuano a segnalare con preoccupante frequenza casi di infanticidi e di abbandoni di neonati, sovente strettamente collegati a tristissime storie di donne, spesso giovanissime.
Oggi è riportata la notizia di un neonato ritrovato morto a Bergamo.
Tutti noi siamo rattristati e giustamente indignati per questi fatti.
Dobbiamo ora però anche chiederci: quelle partorienti disperate potevano essere aiutate?
Sapevano di poter mettere al mondo il loro nato in assoluto segreto?
Su quali sostegni dopo il parto avrebbero poi potuto contare?

Vogliamo ricordare che le donne che non intendono riconoscere il proprio nato hanno diritto di partorire in assoluta segretezza negli Ospedali e nelle altre strutture sanitarie e di essere, quindi, seguite dal punto di vista medico-infermieristico come tutte le altre partorienti assicurando inoltre al neonato, l’assistenza sanitaria e le cure di cui necessita.

In questi casi l’atto di nascita del neonato è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’Ufficiale di Stato Civile, dopo aver attribuito al neonato un nome ed un cognome, procede entro 10 giorni dalla formazione dell’atto alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni per la dichiarazione di adottabilità ai sensi della Legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modifiche. Così, a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva scelta dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale stesso.
Nel 2003, ultimo dato disponibile, su 978 minori dichiarati in stato di adottabilità ben 446 erano quelli non riconosciuti.La donna che decide di non riconoscere il proprio nato compie una scelta “responsabile” che merita il rispetto di tutti: quel piccolo non è abbandonato, ma viene affidato alle istituzioni perché possa trovare al più presto un papà e una mamma.
Occorre che le istituzioni garantiscano il sostegno di personale preparato (psicologi, assistenti sociali, educatori, ecc.) che aiuti la gestante a decidere responsabilmente se riconoscere o meno il proprio nato e poi la sostenga fino a quando è in grado di provvedere autonomamente a se stessa e, se ha riconosciuto il bambino, al proprio figlio. Spesso l’intervento assistenziale di supporto è necessario anche per le gestanti e madri coniugate con situazioni personali e familiari difficili.
Dal 1927 le Province e la Regione Autonoma della Valle d’Aosta sono obbligate ad assistere a livello sociale le gestanti in difficoltà, assicurando i necessari interventi prima, durante e dopo il parto, a meno che la legislazione regionale abbia attribuito detti compiti ad altri organismi.
La Regione Lombardia con legge n. 34/2004 ha trasferito le competenze delle Province in materia di gestanti e madri in difficoltà ai Comuni. Ma i Comuni di piccole dimensioni non sono in grado di fornire i servizi altamente specializzati che queste situazioni richiedono: è quindi necessario individuare Comuni capofila (cinque), come l’Anfaa ha già richiesto nella petizione a suo tempo inviata alla Regione Lombardia, corredata da circa cinquemila firme.
Positiva invece la legge della Regione Piemonte n. 16/2006 che ha affidato ai Comuni di Novara e di Torino, nonché ai Consorzi intercomunali del Cuneese e dell’Alessandrino «le funzioni relative agli interventi socio-assistenziali nei confronti delle gestanti che necessitano di specifici sostegni in ordine al riconoscimento o non riconoscimento dei loro nati e al segreto del parto».
Le “ruote”- sostenute anche recentemente dai Ministri Bindi e Turco e di cui una è stata recentemente inaugurata proprio a Bergamo – non rispondono per nulla alle esigenze, spesso drammatiche ed urgenti, delle donne in gravi difficoltà socio-economiche e non rappresentano nemmeno una iniziativa volta a prevenire gli infanticidi e glI abbandoni per le strade o nei cassonetti dei bambini.
Per assicurare i necessari interventi alle gestanti e alle madri, le On. Katia Zanotti e Marisa Nicchi hanno presentato in data 3 ottobre 2006 alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 1754 che prevede il riordino delle norme riguardanti il sostegno alle gestanti e madri in condizioni di disagio socio-economico, nonché le disposizioni volte a garantire il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati.
Lanciamo un appello affinché le persone e le organizzazioni sensibili alle esigenze delle gestanti, delle madri e dei loro nati intervengano sul Presidente e sui Componenti della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati affinché la suddetta proposta di legge venga sollecitamente esaminata e approvata.

Donata Nova Micucci
presidente Associazione.Nazionale .Famiglie Adottive e Affidatarie
Via Artisti 36 10124Torino
Tel 011/8122327 ; fax 011/8122595 ; e-mail :segreteria@anfaa.it
Cell. 335475752

Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie
Ente Morale D.P.R. 19-3-1973 n. 462
Via Artisti, 36 10124 Torino
Tel. 011/8122327 fax 011/8122595
Anfaa “1962-2007: da 45 anni dalla parte dei bambini”
COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

Certificazioni per il riconoscimento dell'invalidità civile. Intervento del Garante

Il Garante richiama le ASL al rispetto delle regole. Da tutelare i dati sensibili degli invalidi
(Garante Protezione dati personali Provv. 21.3.2007 Gu 7.4.2007 )

Le aziende sanitarie locali dovranno mettere in atto tutte le misure necessarie per garantite un “livello elevato di tutela dei diritti delle persone che presentano istanza per l’accertamento dell’invalidità civile” e rilasciare le certificazioni attestanti il riconoscimento dell’invalidità civile per l’iscrizione alle liste del collocamento obbligatorio o per la richiesta di esenzione dalle tasse scolastiche e universitarie, senza indicare i dati personali relativi alla diagnosi. Questi sono i punti salienti del provvedimento del Garante per la Privacy datato 21 marzo 2007 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 aprile scorso, attraverso cui l’Autorità intende richiamare al rispetto delle regole sulla tutela dei dati sensibili le ASL. Alla base di questo provvedimento ci sono alcune segnalazioni pervenute al Garante da parte di invalidi civili, i quali hanno denunciato che i dati relativi alla loro diagnosi, sia nelle istanze tese all’accertamento sanitario dell’invalidità civile appunto, sia in alcuni tipi di certificazioni che attestano il riconoscimento della stessa per fini amministrative (soprattutto nei casi in cui essi risultino sieropositivi od infetti da HIV), erano resi impropriamente manifesti. Tra l’altro, questi cittadini avevano chiesto all’Autorità che i dati relativi alla loro diagnosi potessero essere omessi nelle domande di riconoscimento dell’invalidità civile e nelle certificazioni preliminari all’iscrizione alle liste di collocamento od all’esenzione dalle tasse scolastiche e universitarie, istanza che poi il Garante ha accolto a pieno. Inoltre, il Garante per la Privacy ha stabilito che le ASL, oltre a dover predisporre apposite distanze di cortesia ed altri accorgimenti atti a prevenire l’indebita conoscenza di informazioni idonee a rivelare lo stato di salute di coloro che presentano domanda di invalidità civile, debbano anche designare incaricati e responsabili del trattamento di questi dati sensibili, a cui impartire specifiche istruzioni in merito agli obblighi previsti dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali e da altre specifiche disposizioni a tutela di particolari soggetti (come per l’appunto le persone affette da AIDS o sieropositive).

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