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All’indirizzo sotto riportato potete scaricare l’ennesima proposta di piano sanitario delle Regione Marche http://www.consiglio.marche.it/attivita’_consiliare/iter_atti/paa/index.php?comm=5
La Proposta di Atto Amministrativo, n. 59/07 è successiva alla DGR della giunta n. 134 del 26 febbraio 2007. La proposta di piano si compone dunque di due delibere di giunta; ma a ciò si aggiunge che la PAA n. 59 fino al 18 giugno era costituita da una delibera di giunta regionale del 29 maggio 2007 costituita di 538 pagine; ora lo stesso atto amministrativo contiene una nuova delibera di giunta del 18 giugno di circa 1700 pagine.
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E’ davvero stupefacente la situazione riguardante il Piano sanitario della Regione Marche. Una situazione davvero imbarazzante.
Nel febbraio scorso la giunta regionale ha deliberato una proposta di piano che per essere approvata doveva passare al vaglio della Commissione Consiliare e poi del Consiglio.
Lo scorso 29 maggio la giunta ha proposto un nuovo testo inviato all’esame della Commissione Competente; il testo si componeva di 538 pagine una mole che rende difficoltosa la lettura, l’esame e i necessari emendamenti; ora a pochi giorni dalle audizioni della Commissione si scopre che lo stesso Atto amministrativo ha un nuovo contenuto frutto di un’altra delibera della giunta datata 18 giugno. Delibera che è costituita da 1700 pagine. Ovviamente il testo è sul sito della regione. Chi lo stampa, chi lo legge?
Come è pensabile di approfondire i contenuti del Piano, portare dei contributi in una situazione come questa?
Il Comitato associazioni tutela aveva espresso all’indomani della prima delibera un parere del tutto negativo considerata la genericità del contenuto. Non era presente alcuna chiara indicazione programmatica per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini in maggiore difficoltà. Alla luce dei fatti sopra descritti non si può che denunciare una situazione che di fatto impedisce (ripetiamo che la nuova delibera appena presentata è costituita da 1700 pagine) ogni partecipazione.
Non possiamo pertanto che denunciare tale imbarazzante situazione; è davvero incredibile come un atto così importante come il Piano sanitario, di fatto venga reso inaccessibile, con una continua modificazione-sostituzione degli atti che ne rendono impossibile l’approfondimento da un lato; ma che segnalano al contempo una modalità di lavoro che certamente impressiona per pressappochismo.
Comitato Associazioni Tutela
Associazioni aderenti:
Aism Regionale
Alzheimer Marche
Anffas Jesi
Anglat Marche
Angsa Marche
Ass. Free Woman
Ass. La Crisalide
Ass. La Meridiana
Ass. Libera Mente
Ass. Paraplegici Marche
Centro H
Gruppo Solidarietà
Tribunale della salute Ancona
Uildm Ancona
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Sul sito del Gruppo Solidarietà è disponibilie un estratto del Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma Valle D’Aosta n.21 dell’22-05-2007.
L’estratto riguarda la Deliberazione del 20 aprile 2007 n.1030 ed in particolare l’Approvazione di modificazioni ai requisiti organizzativi minimi per l’esercizio di attività socio-sanitarie nell’ambito di strutture pubbliche e private destinate alla cura delle persone affette dal morbo di Alzheimer, approvati con DGR 2419/2006, ai sensi dell’articolo 38 della legge regionale 25 gennaio 2000, n. 5 e deliberazione della Giunta regionale in data 21 giugno 2004 n. 2103.
Preleva il documento in formato PDF
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Sul sito del Gruppo Solidarietà e possibile prelevare il primo capitolo del libro di Roberto Franchini – Disabilità, cura educativa e progetto di vita/Tra pedagogia e didattica speciale
Questo volume propone un’articolata riflessione sulla Cura educativa, ponendo particolare attenzione alle persone con Bisogni Educativi Speciali. La riflessione prende le mosse dalla volontà di rispondere ad alcuni cruciali interrogativi: cosa significa aiutare la persona? Quale preparazione è necessaria per dirsi capaci di aiutare?
La relazione d’aiuto viene analizzata nella sua complessità, facendo emergere l’imprescindibile necessità di una collaborazione che riconosca risorse e limiti di ciascuno: così occorre che «l’esperto» (colui che è legittimato da un preciso percorso di studi a intervenire, elaborando e attuando un progetto educativo) faccia spazio all’immenso e insostituibile sapere dei genitori della persona con difficoltà.
Nella seconda parte il testo, affrontando la riforma della Diagnosi Funzionale alla luce del sistema ICF, presenta metodologie di analisi e di progettazione educativa, oltre a modalità di lavoro che, con rigore e scientificità, cercano di rispondere proprio a questa logica di collaborazione, basandosi sul lavoro congiunto di educatori professionisti e genitori, in contrasto con quella logica ancor oggi diffusa che relega ai margini la famiglia, per assegnare ai professionisti l’esclusività d’azione in fase sia di diagnosi che di intervento. Arricchito da
esempi concreti analizzati e presentati nel dettaglio, il volume si rivolge a educatori, insegnanti, genitori, medici e volontari.
Scarica il primo capitolo in formato PDF
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L’assegno al nucleo familiare è una forma di sostegno al reddito. Viene erogato ai lavoratori dipendenti o parasubordinati, ai pensionati, ma anche ai lavoratori in mobilità o in cassa integrazione.
L’assegno al nucleo familiare viene erogato in misura diversa a seconda della composizione della famiglia e del reddito familiare. In sostanza diminuisce (fino allo zero) in corrispondenza dell’aumentare del reddito familiare e questa “diminuzione” è proporzionata al numero dei componenti della famiglia….
Leggi l’intero articolo sul sito HandyLex
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Pubblicato sul sito del Gruppo Solidarietà un articolo di Cristiano Gori (Istituto per la Ricerca Sociale di Milano), tratto dal numero 5/2006 della rivista Appunti sulle politiche sociali.
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In questi anni l’INPS, l’istituto previdenziale cui afferisce buona parte dei lavoratori privati, ha diramato numerosissime circolari applicative sui permessi lavorativi. Molte di queste disposizioni sono frutto di un’interpretazione delle norme non sempre esplicite e chiare. Alcune di queste interpretazioni, soprattutto quelle più restrittive, sono state oggetto di sentenze, anche di rango elevato sia da parte del giudice ordinario, che della Cassazione, che del Consiglio di Stato (giustizia amministrativa), che, infine della Corte Costituzionale….
Leggi l’articolo completo sul sito HandyLex
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Tratto da Appunti sulle politiche sociali, n. 2/2006, un estratto dell’articolo di Mauro Perino Direttore del Consorzio Intercomunale dei Servizi alla Persona di Collegnoe Grugliasco (To)
Leggendo il testo della proposta di legge di iniziativa popolare per la non autosufficienza presentata dai sindacati si ha l’impressione che gli estensori non abbiano le idee chiare su quanto già prevede la legislazione vigente in termini di diritto soggettivo alle cure sanitarie e socio sanitarie. Non solo, ma si rileva una certa confusione anche per quanto attiene alle competenze che già afferiscono al comparto sociale, assegnato alla titolarità dei Comuni.
Esplicito subito la mia tesi: non c’è alcun bisogno di definire i “livelli essenziali delle prestazioni socio assistenziali per le persone non autosufficienti (LESNA)” ma si tratta, semmai, di definire con legge dello Stato i livelli essenziali delle prestazioni (LIVEAS, LEP o altro acronimo) attraverso le quali rendere effettivo il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale per “gli inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere”
(Art. 38, Costituzione). Infatti le persone con patologie tali da determinare condizioni di non autosufficienza hanno già diritto – almeno dal punto di vista normativo – all’assistenza sanitaria ed a quella socio sanitaria.
Certamente è necessario che si abbia l’accortezza di coordinare i vigenti livelli essenziali sanitari e socio sanitari con quelli (da definire) relativi all’assistenza sociale. E, da questo punto di vista, la formulazione dell’articolo 3 della proposta di legge (intitolato “Livelli essenziali delle prestazioni socio assistenziali e diritti esigibili”) non promette nulla di buono.
Ma prima di addentrarci nella disamina dell’articolo – che riprende il processo di pianificazione della legge 328/2000 (si propone un “Piano nazionale per la non autosufficienza”) rimuovendo le implicazioni derivanti dalla modifica del Titolo V° della Costituzione – proviamo a vedere cosa già oggi possono rivendicare – in termini di
diritto alle cure sanitarie e socio sanitarie – “le persone con disabilità fisica, psichica, sensoriale, relazionale (?)” menzionate nell’articolo 2, comma 1, del testo sindacale.
Preleva l’intero articolo dal sito del Gruppo solidarietà
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27 aprile 2007
Ancora una volta il Comitato Associazioni Tutela (CAT) è costretto ad intervenire riguardo la situazione dell’assistenza residenziale rivolta agli anziani non autosufficienti ospiti di strutture residenziali.
Di fronte alla drammaticità del quadro regionale che vede solo il 10% dei malati non autosufficienti ricoverati ricevere l’assistenza prevista, la Regione non solo continua a non dare alcun segnale volto a rispondere effettivamente ai bisogni dei malati ricoverati, ma inspiegabilmente e incredibilmente, sembrerebbe non essere riuscita a spendere i 10 milioni di euro stanziati nel 2005 volti ad aumentare, seppur di pochissimo, l’assistenza erogata a 2.200 anziani.
Dal luglio 2006 il CAT chiede alla regione Marche di conoscere se il previsto aumento dell’assistenza all’interno delle strutture è davvero avvenuto comunicando quali strutture e per quanti posti letto si è realizzato. Ad oggi non si è riusciti ad avere alcuna risposta.
Nello stesso tempo ci sono strutture che lamentano – con il meccanismo introdotto dalla regione – una diminuzione del finanziamento per le prestazioni sociosanitarie da parte delle Zone sanitarie; assistenza che per essere mantenuta necessita dell’aumento di retta a carico degli utenti. Le stesse quote alberghiere a carico dei ricoverati in molti casi sono più alte dei tetti indicati dalla stessa Regione. Deve essere inoltre segnalato che nei casi in cui le rette a carico degli utenti risultano di minore entità quasi sempre ciò è dovuto alla bassissima assistenza offerta.
Tutto ciò è estremamente grave; perché se da un lato nessun effettivo segnale giunge dall’amministrazione regionale per aumentare gli standard di assistenza per i circa 3.500 (il 90%) malati non autosufficienti ospiti delle strutture, dall’altro, incredibilmente, sembra impossibile riuscire a spendere quelli stanziati.
Il Comitato Associazioni Tutela chiede pertanto ancora una volta alla Regione di:
comunicare l’avvenuto aumento dell’assistenza indicando in quali strutture ciò si è realizzato e per quanti ospiti;
stanziare adeguati finanziamenti per assicurare ai 3.500 malati non autosufficienti l’assistenza sociosanitaria di cui hanno necessità.
Chiede alle forze sociali della Regione di farsi promotrici di un’azione di pressione nei confronti dell’amministrazione regionale perché anche ai malati non autosufficienti di questa regione venga assicurata l’assistenza sociosanitaria di cui hanno diritto.
Comitato Associazioni Tutela
Associazioni aderenti:
Aism Regionale
Alzheimer Marche
Anffas Jesi
Anglat Marche
Angsa Marche
Ass. Free Woman
Ass. La Crisalide
Ass. La Meridiana
Ass. Libera Mente
Ass. Paraplegici Marche
Centro H
Gruppo Solidarietà
Tribunale della salute Ancona
Uildm Ancona
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Sul sito del Gruppo Solidarietà è disponibile un articolo di Sergio Pasquinelli che affronta l’argomento delle badanti in relazione ai costi.
Il nuovo contratto colf, in vigore dal primo marzo, ha notevolmente alzato i minimi retributivi per le assistenti familiari. Aumenti che oscillano tra il 30 e 40 per cento rispetto al vecchio contratto, e che sono stati giustificati con il fatto di essere più adeguati ai valori “di mercato”.
Si tratta certo di una buona notizia per le donne lavoratrici. Probabilmente pensava a loro il ministro per la Famiglia quando l’ha definito “il miglior contratto possibile”. Ma per le famiglie – i “datori di lavoro” – questi aumenti sono pesanti. Quasi nessuno, finora, lo ha segnalato, ma per molte famiglie i costi di una assistente familiare, soprattutto se co-residente, sono diventati proibitivi.
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