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	<title>Anffas Onlus Jesi &#187; Ambito sociale 9</title>
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		<title>Interventi e servizi domiciliari rivolti a persone con grave disabilità. Un appello alla giunta regionale per l’aumento del finanziamento regionale.</title>
		<link>http://www.pensacitu.org/2008/11/08/interventi-e-servizi-domiciliari-rivolti-a-persone-con-grave-disabilita-un-appello-alla-giunta-regionale-per-l%e2%80%99aumento-del-finanziamento-regionale/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 17:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambito sociale 9]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Associazioni Tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Marche]]></category>

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		<description><![CDATA[Le sottoscritte organizzazioni chiedono alla Regione Marche di aumentare a partire dall’anno 2008 il finanziamento destinato ai Comuni per:

la realizzazione di interventi di sostegno alla domiciliarità (assistenza domestica/aiuto alla persona ed educativa) rivolta a soggetti con grave disabilita;
il potenziamento della vita indipendente o assistenza personale autogestita.

Per i primi due interventi il contributo erogato ai Comuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le sottoscritte organizzazioni chiedono alla Regione Marche di aumentare a partire dall’anno 2008 il finanziamento destinato ai Comuni per:</p>
<ul>
<li>la realizzazione di interventi di sostegno alla domiciliarità (assistenza domestica/aiuto alla persona ed educativa) rivolta a soggetti con grave disabilita;</li>
<li>il potenziamento della vita indipendente o assistenza personale autogestita.</li>
</ul>
<p>Per i primi due interventi il contributo erogato ai Comuni attraverso il fondo della legge regionale 18/96 si assottiglia sempre di più determinando di anno in anno riduzioni orarie o parziali attivazioni. Come ben sapete mentre per i Centri diurni (CSER) o le Comunità (CoSER) gli enti hanno certezza del finanziamento regionale, per questi interventi la quota di finanziamento varia di anno in anno e dipende dalla quota della legge 18 rimasta a disposizione dopo il finanziamento degli interventi con contributo regionale certo. Ci si trova così che gli interventi di sostegno alla domiciliarità invece che venire sostenuti vengono progressivamente disincentivati.<br />
Ciò appare inspiegabile se si considera che il sostegno alla domiciliarità viene indicato come una delle priorità delle politiche regionali di contrasto ai problemi della non autosufficienza. Si deve poi aggiungere che per gli anni 2007-2009 il “fondo nazionale per le non autosufficienze” destina alle Marche una quota pari a circa 23 milioni di euro fissando tra gli obiettivi prioritari da realizzare “l’attivazione o rafforzamento di servizi socio-sanitari e socio-assistenziali con riferimento prioritario alla domiciliarità, al fine di favorire l’autonomia e la permanenza a domicilio della persona non autosufficiente”.<br />
Per quanto riguarda la vita indipendente la sperimentazione biennale (2008-2009) ha previsto un finanziamento limitatissimo che ha necessità di essere ampliato così da permettere a più persone disabili con capacità di autogestione di poter usufruire di questo intervento.</p>
<p>Si viene pertanto a richiedere alla giunta regionale di aumentare il finanziamento destinato al sostegno di questi interventi, come peraltro sollecitato dalla V Commissione Consiliare in occasione del licenziamento dei criteri annuali riguardanti la legge 18-96 (seduta del 31 luglio 2008). Come più volte fatto notare il fondo nazionale per la non autosufficienza è destinato a disabili e anziani non autosufficienti. Se la giunta regionale, come sembra, intende destinare l’intero ammontare della quota al finanziamento di interventi per gli anziani non autosufficienti (certamente necessari) deve trovare tra le proprie risorse una quota a sostegno dei servizi domiciliari per disabili gravi.</p>
<ol>
<li>Gruppo Solidarietà, Fabio Ragaini</li>
<li>Cooperativa Archimede, Vittorio Ondedei</li>
<li>Uildm Ancona, Rolando Giangiacomi,</li>
<li>Cooperativa Labirinto, Pesaro, Franco Alleruzzo</li>
<li>Ass. Paraplegici Marche, Roberto Zazzetti</li>
<li>Aniep Ancona, Stefania Angeli</li>
<li>Centro H, Ancona, Rita Carbonari</li>
<li>Anglat Marche, Enzo Baldassini</li>
<li>Anffas Ancona, Ernesto Silvestrelli</li>
<li>ANTEAS Serra de’ Conti, Giacinto Giombini</li>
<li>Avulss Ancona, Pasquale D’Orazio</li>
<li>Aias Pesaro-Urbino, Anna Rita Pagnini</li>
<li>Ass. La Meridiana, Ascoli Piceno, Roberto Zazzetti</li>
<li>Ass. La Crisalide, Porto S. Elpidio, Barbara Berdini</li>
<li>Ass. “Un tetto” Senigallia, Paolo Gasperini</li>
<li>Angsa Marche, Antonella Foglia</li>
<li>AISM Marche, Adriano Vespa</li>
<li>Ass. Il Mosaico, Moie di Maiolati, Giuseppe Alberti</li>
<li>Coop. Grafica &#038; Infoservice, Monte San Vito, Roberto Frullini</li>
<li>Coop. Progetto Solidarietà, Senigallia, Anna Paola Fabri</li>
<li>Ass. Libera mente, Vito Inserra</li>
<li>Consorzio Comunità Solidale, Fabriano, Roberto Frullini</li>
<li>Anffas Jesi, Antonio Massacci</li>
<li>AIMA Pesaro, Ornella Pianosi</li>
<li>Tribunale della salute Ancona, Oletta Aniballi</li>
<li>Alzheimer Marche, Maria Brega</li>
<li>Coop. Cogito, Capodarco di Fermo, Carmen Mattei </li>
<li>Ass. Minimalia, Moie di Maiolati (AN) Gloria Gagliardini</li>
<li>Consorzio Casa della Gioventù, Senigallia, Lucio Cimarelli</li>
<li>Associazione Italiana Ciechi di Guerra, Ancona, Claudio Conti</li>
<li>Coop. Crescere, Fano, Antonio Iacucci</li>
<li>AISLA, Ascoli Piceno, Santa De Angelis</li>
<ul>
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		<title>Sostegno agli interventi domiciliari nella grave disabilità.  Un appello alla Regione da parte di 29 organizzazioni</title>
		<link>http://www.pensacitu.org/2008/10/27/sostegno-agli-interventi-domiciliari-nella-grave-disabilita/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 21:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambito sociale 9]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Associazioni Tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal Gruppo Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Zona territoriale 5]]></category>

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		<description><![CDATA[29 organizzazioni della regione Marche  (volontariato, utenti, cooperative) hanno sottoscritto un appello rivolto alla giunta regionale nel quale si chiede di aumentare a partire dall’anno 2008 il finanziamento destinato ai Comuni per:

la realizzazione di interventi di sostegno alla domiciliarità (assistenza domestica/aiuto alla persona ed educativa) rivolta a soggetti con grave disabilita;
il potenziamento della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>29 organizzazioni della regione Marche  (volontariato, utenti, cooperative) hanno sottoscritto un appello rivolto alla giunta regionale nel quale si chiede di aumentare a partire dall’anno 2008 il finanziamento destinato ai Comuni per:</p>
<ul>
<li>la realizzazione di interventi di sostegno alla domiciliarità (assistenza domestica/aiuto alla persona ed educativa) rivolta a soggetti con grave disabilita;</li>
<li>il potenziamento della vita indipendente o assistenza personale autogestita.</li>
</ul>
<p>L’appello nasce dalla constatazione che il contributo erogato ai Comuni attraverso il fondo della legge regionale di settore  si assottiglia sempre di più determinando di anno in anno riduzioni orarie o parziali attivazioni. A differenza dei servizi diurni e residenziali gli interventi domiciliari rivolti a persone disabili non hanno certezza di finanziamento (negli ultimi anni il contributo regionale si è assestato intorno al 10%); ciò si traduce  in un sostanziale disincentivo alla loro realizzazione.</p>
<p>I firmatari ritengono ciò inspiegabile se si considera che il sostegno alla domiciliarità viene indicato come una delle priorità delle politiche regionali di contrasto ai problemi della non autosufficienza. A ciò si aggiunge che per gli anni 2007-2009 il “fondo nazionale per le non autosufficienze” destina alle Marche una quota pari a circa 23 milioni di euro fissando tra gli obiettivi prioritari da realizzare “l’attivazione o rafforzamento di servizi socio-sanitari e socio-assistenziali con riferimento prioritario alla domiciliarità, al fine di favorire l’autonomia e la permanenza a domicilio della persona non autosufficiente”.</p>
<p>Le associazioni firmatarie chiedono quindi alla giunta regionale di aumentare il finanziamento destinato al sostegno di questi interventi; se la regione Marche intende utilizzare la quota del fondo nazionale solo per gli interventi rivolti agli anziani non autosufficienti dovrà trovare nel proprio bilancio la somma occorrente per il sostegno a domicilio delle persone con gravi disabilita.</p>
<p>Il testo integrale del documento è consultabile su <a href="http://www.grusol.it">www.grusol.it</a></p>
<p>Le associazioni  firmatarie. <strong>Gruppo Solidarietà, Cooperativa Archimede, Uildm Ancona, Cooperativa Labirinto, Pesaro, Ass. Paraplegici Marche, Aniep Ancona, Centro H, Ancona, Anglat Marche, Anffas Ancona, ANTEAS Serra de’ Conti, Avulss Ancona, Aias Pesaro-Urbino, Ass. La Meridiana, Ascoli Piceno, Ass. La Crisalide, Porto S. Elpidio, Ass. “Un tetto” Senigallia, Angsa Marche, AISM Marche, Ass. Il Mosaico, Moie di Maiolati, Coop. Grafica &#038; Infoservice, Monte San Vito, Coop. Progetto Solidarietà, Senigallia, Ass. Libera mente, Consorzio Comunità Solidale, Fabriano, Anffas Jesi, AIMA Pesaro, Tribunale della salute Ancona, Alzheimer Marche, Coop. Cogito, Capodarco di Fermo, Ass. Minimalia, Moie di Maiolati (AN), Consorzio Casa della Gioventù, Senigallia</strong>.</p>
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		<title>Interventi e servizi sanitari e sociosanitari nella Zona 5-Ambito 9 Jesi</title>
		<link>http://www.pensacitu.org/2008/05/18/interventi-e-servizi-sanitari-e-sociosanitari-nella-zona-5-ambito-9-jesi/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 14:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambito sociale 9]]></category>

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		<description><![CDATA[Le recenti convocazioni all’interno del Piano di Zona dei tavoli anziani e disabilità, offrono l’occasione per proporre e  in alcuni casi riproporre riflessioni e proposte,  in merito ai servizi sanitari e sociosanitari territoriali. Per quanto riguarda la disabilità sono state inviate il 14 e 15 aprile scorso due note, la prima in riferimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le recenti convocazioni all’interno del Piano di Zona dei tavoli anziani e disabilità, offrono l’occasione per proporre e  in alcuni casi riproporre riflessioni e proposte,  in merito ai servizi sanitari e sociosanitari territoriali. Per quanto riguarda la disabilità sono state inviate il 14 e 15 aprile scorso due note, la prima in riferimento alla presentazione del Report servizio associato, la seconda in merito alla deliberazione del Comitato dei sindaci riguardante la residenzialità. Vengono allegate ad integrazione di questo documento.</p>
<p><strong>Riabilitazione e lungodegenza ospedaliera</strong>. Si apprende con favore della scelta di dotarsi, nel nuovo Murri, di posti letto di riabilitazione ospedaliera attraverso apposito reparto. Ciò permetterà ai cittadini di questa zona sanitaria di non dover migrare verso altre Zone o di effettuare interventi di riabilitazione ospedaliera presso la lungodegenza post acuzie o le RSA (entrambe strutture che erogano prestazioni di riabilitazione in regime estensivo). Riguardo invece alla lungodegenza post acuzie questa Zona è al completo rispetto agli standard (li supererà anzi quando saranno attivi anche i 20 posti di Cingoli); ma è opportuno che la Zona 5 eserciti la funzione di verifica e controllo. La localizzazione dei  40 posti (che peraltro, nonostante l’autorizzazione sembrerebbero circa 35) a Villa Serena è stata una scelta condivisa dalla Zona 5, che dunque deve verificare rispetto alla qualità delle  prestazioni erogate. Non essendoci alternativa per gli utenti  &#8211; dato che gli unici posti di lungodegenza sono quelli &#8211; occorre verificare rispetto alle prestazioni erogate al fine di evitare rischi di parcheggi, di circa 60 giorni, con problemi di gestione postcipati di due mesi. Occorre, inoltre, standardizzare dei percorsi che possano:</p>
<ul>
<li>prevedere prolungamenti, quando necessita,  della degenza al fine di evitare spostamenti anche per pochi giorni;</li>
<li>evitare trasferimenti in strutture che non possono assicurare le prestazioni necessarie.<br />
Dovremmo essere tutti consapevoli ed attenti a fare in modo che non possano essere procedure amministrative a definire percorsi terapeutici. </li>
</ul>
<p><strong>Residenzialità extraospedaliera.</strong> Come più volte abbiamo scritto in questi anni è necessario che con l’attivazione dei posti letto di lungodegenza si riveda il ruolo delle 3 RSA tornando alla funzione assegnata dalla normativa vigente: “gestione di pazienti non autosufficienti, non curabili a domicilio, che si trovano in una condizione stabilizzata ma che richiedono una intensità assistenziale alta a causa della presenza di patologie croniche multiproblematiche”. Si ricorda, inoltre, ancora una volta che la degenza nelle Rsa, è permanente quando le condizioni del malato, non sono compatibili con l’assistenza fornita in altre strutture. Su questo la normativa non lascia spazio ad interpretazioni. E’ pertanto vivamente auspicabile la definizione di procedure che definiscano tale percorso, evitando discrezionalità che possono tramutarsi, con facilità, in abusi.<br />
Tale cambiamento (non più gestione della post acuzie) richiede ovviamente una diversa impostazione di struttura con l’abbandono del modello simil ospedaliero. E’ risaputo, ma giova ribadirlo, che anche nel nostro territorio c’è bisogno di posti di RSA per la cura dei pazienti non curabili a domicilio (vedi specifica della normativa sopra riportata), basti ricordare  che la gran parte dei malati non autosufficienti ospiti presso le RP, dati RUG, hanno i requisiti per stare in RSA (circa 1500 nel territorio regionale). Sullo stesso tema si rinnova la richiesta di fornire corrette informazioni agli utenti in merito al pagamento della quota a loro carico. La normativa regionale (DGR 704/96) stabilisce la gratuità del ricovero per i primi 60 giorni e la possibilità di prolungamento della gratuità nel caso della continuazione  di trattamenti intensivi-estensivi ai sensi del Dpcm 14.2.2001. E’ opportuno che tali informazioni vengano fornite agli utenti e ai loro familiari e che ciò venga espressamente indicato nel modulo sottoposto a firma (ora non è così). Si segnala infine che anche riguardo alla quota a carico degli utenti  in RSA così come nelle RP essa va calcolata, come ribadiscono le ultime ripetute sentenze dei TAR (Sicilia, Toscana, Marche, Lombardia) sul reddito del solo assistito. Pertanto nel caso in cui il reddito dell’utente non consenta il pagamento dei 33 euro giornalieri la quota mancante deve essere versata dal comune di residenza.<br />
 A ciò va aggiunto, come sottolineato in precedenti nostre note, la necessità che nel nostro territorio si diano risposte in regime residenziale ai soggetti con malattia di Alzheimer (nuclei Alzheimer) e alle problematiche riguardanti soggetti con gravi insufficienze respiratorie, con comi persistenti o situazioni assimilabili. Anche in previsione dei posti di RSA che dovranno realizzarsi presso il vecchio Murri &#8211; tenendo conto che dovranno riattivarsi i posti di Filottrano &#8211; riteniamo indispensabile ragionare in questa prospettiva prevedendo la realizzazione di moduli che possano rispondere a queste esigenze. Una riorganizzazione che richiede, oltre che modifiche organizzative, anche di natura strutturale (vedi sede di Montecarotto). Si dovrebbe inoltre tenere in conto come la risposta a questo tipo di esigenze determina una crescita professionale degli operatori che arricchisce il territorio con ripercussioni positive, anche per le prestazioni rese al domicilio dei malati. In questo senso ribadiamo l’essenzialità che la figura del geriatra rientri operativamente all’interno della rete dei servizi domiciliari e residenziali.</p>
<p><strong>Le residenze protette.</strong> E’ ancora il caso di puntualizzare che, al di la dei percorsi autorizzativi, nel territorio della Zona 5 esistono due sole strutture (Cupramontana e Jesi), per un complessivo di 70 posti, che erogano le prestazioni delle RP (la cosiddetta, fuorviante alta intensità); tutte le altre, ininfluente è la denominazione, nel migliore dei casi erogano la metà dell’assistenza. Pertanto si richiama la necessità, che nei percorsi di ammissione, di ciò si tenga sempre conto, informando i malati e i loro familiari, i quali devono essere, tutte le volte che il posto rispondente alle loro necessità non c’è (ad esempio necessità di 100 m e invece disponibilità di 50), informati e collocati in lista di attesa. Quando ciò non avviene ci si rende responsabili di razionamento occulto.<br />
Al termine del percorso valutativo da parte dell’UVD deve essere rilasciata all’utente, anche questo continua a non risultare, la certificazione (bisogni rilevati) che determina l’accesso ad un determinato regime assistenziale. Si tratta di una elementare trasparenza nei confronti di chi deve rivolgersi ad una struttura tecnica ai fini della valutazione delle esigenze finalizzata alla migliore risposta assistenziale. E’ un aspetto molto delicato, sul quale siamo intervenuti più volte, per le rilevantissime ricadute che si hanno sugli utenti e sulle loro famiglie. E’ rimasta ancora inevasa la nostra richiesta, che non riguarda solo l’accesso al sistema residenziale, di predisporre un regolamento di funzionamento della UVD nel quale siano esplicitate: funzioni, composizione, modalità operative, percorsi di accesso ai vari servizi, ecc .. .</p>
<p>Una specificazione riguarda i <strong>12 posti del nucleo demenze</strong> (cfr, decreto 501/2005)  presso la Casa di Riposo di Jesi. Subito dopo l’emanazione del decreto 501 avevamo a più riprese fatto presente, anche alla Regione, che quel nucleo &#8211; considerato come già presente &#8211; non era mai stato attivo e che si era fatta grande confusione con la convezione vigente tra l’ex ASL 5 e il Comune di Jesi per l’inserimento di soggetti con patologia psichiatrica (utilizzando la DGR 2569-1997 che prevede una assunzioni di oneri da parte della Asl del 70%). Il nucleo demenze, parte delle Residenze protette per anziani per il quale i Regolamenti regionali 1-2004 e 3-2006 stabilisce una assistenza giornaliera di 120 minuti,   nulla centrava e nulla centra con l’inserimento dei soggetti con patologia psichiatrica, di tutte le età, lì inseriti. Il passaggio che è stato effettuato a far data 1.1.2006 rappresenta una, palese, violazione della normativa vigente. Si rappresenta una duplice violazione.<br />
a) Tutti i pazienti, ad eccezione di uno se non sbagliamo, sono diventati “anziani con forme di demenza che presentano deficit cognitivi senza rilevanti disturbi comportamentali”, quindi d’autorità, improvvisamente da un giorno all’altro dei malati psichiatrici sono diventati “anziani non autosufficienti con lievi deficit cognitivi”. Il  fattore anagrafico cambia le diagnosi? Fa specie che questo cambiamento avviene contestualmente al riconoscimento di un nucleo demenze all’interno della casa di riposo.<br />
b) Le rette, che servono per pagare l’assistenza, da un giorno all’altro si trasformano e passano da circa 35 a circa 75 euro; l’utente, divenuto non autosufficiente, da circa 10-15 euro al giorno ne paga quasi il triplo; anche la Zona 5 aumenta la sua quota e quel 70%, su circa 35 euro complessivi, diventa 40 euro (quelli previsti dalla Regione per il nucleo demenze) a cui se ne aggiungono quasi altrettanti da parte dell’utente. Si arriva così,  al costo previsto sulla base dello standard del  Regolamento regionale (120 minuti al giorno). Dunque, stando così le cose,  per gli stessi utenti l’assistenza dovrebbe essere, all’interno di apposito modulo, almeno raddoppiata. Non sembra assolutamente sia così; dunque quel finanziamento, fino a prova contraria, viene spalmato illegittimamente, su altri utenti. Il fatto, come risulta evidente, è di estrema gravità e mette in gioco chiare responsabilità; su questo occorre un chiarimento inequivocabile da parte degli enti che dimostrino quanto al momento non sembra dimostrabile e soprattutto spieghino agli utenti “ex psichiatrici” che con la loro retta non si assistono altre persone. Dunque si attendono i seguenti chiarimenti:<br />
- su quali basi scientifiche soggetti con disturbi psichici inseriti, secondo le indicazioni della DGR 2569-97, non lo sono più?<br />
- dimostrare la presenza, nella casa di riposo di Jesi, di un nucleo per anziani con forme di demenza, come da normativa regionale;<br />
- dimostrare che al sostanziale raddoppio della retta complessiva (con l’aumento di circa il 150% di quella dell’utente), si sia raddoppiata l’assistenza ai beneficiari. Escludere, conseguentemente in maniera inequivocabile che l’aumento della retta, e dunque dell’assistenza, per i neo pazienti del nucleo demenze, non sia stata utilizzata da altri ricoverati.<br />
Senza questi chiarimenti, da subito, si deve:<br />
- restituire agli utenti la differenza tra la quota precedente e quella versata dall’1.1.2006;<br />
- riutilizzare per il loro inserimento in Casa di riposo la DGR 2569/97;<br />
- rendere visibile, all’interno della Casa di Riposo, il nucleo demenze come da normativa vigente</p>
<p><strong>Le cure a domicilio.</strong> Purtroppo rispetto alle richieste da tempo avanzate non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Soprattutto non ci risultano cambiamenti organizzativi. Ad oggi non è chiara nella nostra Zona l’articolazione oraria delle cure domiciliari (nel rispetto della DGR 606/2001 su sei giorni comprendenti anche i pomeriggi, con l’assicurazione di alcune prestazioni anche nei festivi)  così come la definizione delle prestazioni erogate in ADI. Ricordiamo che anche l’assistenza tutelare (che riguarda anche le persone disabili) rientra all’interno delle prestazioni domiciliari, seppur a compartecipazione del 50% da parte della sanità, che devono essere assicurate all’interno dei livelli essenziali di assistenza. Nella nostra Zona esse non vengono erogate a domicilio &#8211; mentre parzialmente vengono rimborsate in residenza &#8211;  così come l’assistenza riabilitava in regime domiciliare. Ribadiamo che le prestazioni che debbono essere erogate all’interno dei servizi ADI devono essere assicurate. Su questo non si può continuare a dilazionare la risposta.</p>
<p><strong>Interventi e servizi per la disabilità</strong>.  Come indicato in premessa alleghiamo le note inviate lo scorso 14 e 15 aprile. Qui riprendiamo altri aspetti, alcuni dei quali, già accennati all’incontro del tavolo disabilità.<br />
Come è noto, in questo territorio, non è stato più rinnovato l’Accordo di programma per i servizi extrascolastici al cui interno era contenuto anche il Regolamento generale di accesso ai servizi. E’ stato approvato ben 10 anni fa; se ne è tenuto poco conto nel periodo di vigenza, ed ora è del tutto dimenticato, crediamo anche da parte degli addetti ai lavori. L’Atto tentava di regolamentare il percorso di accesso al sistema dei servizi. Si tratta ora, a nostro parere di ritornare sugli obiettivi di quel documento per farlo rispondere alle attuali esigenze dei servizi territoriali. Su questo si deve innestare una duplice buona volontà: quella dei Comuni e quella della Zona al fine di definire un percorso unitario e condiviso di regolamentazione. Riteniamo, come abbiamo più volte ripetuto, che il sistema  debba modificarsi strutturalmente  ed essere effettivamente integrato. Ciò a nostro parere richiede:<br />
- da parte dei Comuni la necessità di affiancare la coordinatrice con altre figure professionali. Un sistema complesso come quello del Servizio associato di questo ambito non può reggersi sulla  sostanziale sola figura della coordinatrice;<br />
- un cambio di approccio da parte dei servizi Umee/a con l’abbandono di una logica che rischia di essere e si presenta nella sostanza come ambulatoriale e/o consulenziale.<br />
In questo senso rispetto al ruolo delle UM riteniamo, sulla base della nostra pluridecennale esperienza, che il problema non sia tanto quello delle limitate risorse umane, ma di una struttura organizzativa che non riesce &#8211; al di là dei buoni intenti &#8211; ad essere percepita dagli utenti e dalle loro famiglie come una risorsa ed un supporto (solo un banale esempio: si pensi a quante poche informazioni gli utenti ricevano dai servizi formali rispetto ai benefici cui possono accedere, alle agevolazioni, ecc…).<br />
I nostri servizi si trovano, inoltre, sempre più a contatto con nuovi problemi: l’invecchiamento degli utenti e il comparire di sempre più importanti  problematiche sanitarie. Questi passaggi non possono coglierci impreparati; diventa dunque necessario che all’interno dei centri diurni e a livello domiciliare si attuino percorsi ed interventi che possano affrontare tali problematiche. E’ necessario che per tutte le necessità nei centri e al domicilio all’interno del programma individualizzato si definiscano questi tipi di bisogni e le modalità di risposta. In questo senso il ruolo della Zona 5 è fondamentale nel definire i bisogni e le risposte da assicurare in maniera integrata. Occorre, anche, porre una seria riflessione sul ruolo dell’ADI e sul supporto effettivamente che ricevono queste persone al domicilio, al diurno e al residenziale. Una effettiva tutela e garanzia di interventi sanitari al domicilio può essere, peraltro, condizione necessaria per evitare o ritardare il ricorso ad una residenzialità che porrebbe, per diversi utenti, non facili problemi di gestione.<br />
In questo senso non basta che la Zona assuma gli oneri, come dovuto, di spettanza  all’interno dei servizi con la compartecipazione al costo del personale sia esso educativo che di assistenza;  ma è necessario che si determinino risposte adeguate ai bisogni di queste persone. Un sistema di accesso integrato  deve valutare i bisogni e su questi costruire le risposte.<br />
 Va inoltre ripreso il problema del rapporto tra Umee e strutture accreditate,  che abbiamo posto da molto tempo, nella prospettiva dell’utente. Spetta ai diversi soggetti (Enti accreditati, Zona) coordinarsi al fine di assicurare le risposte di cui le persone hanno bisogno. Evitando e facendo terminare i pellegrinaggi degli utenti tra un servizio e un altro.<br />
Gli aspetti riguardanti la specificità dei singoli servizi li abbiamo inviati nelle note del 14  e 15 aprile e ad esse rimandiamo anche in previsione del rinnovo dell’appalto. Sulla residenzialità ci preme aggiungere che non accetteremo in nessun modo la contestuale chiusura delle comunità di Morro D’Alba e di Serra San Quirico, con il risultato di trovarci con una comunità già piena di utenti. L’alternativa è solo la contestuale apertura di due CoSer nell’Ambito 9 (entrambe a titolarità comunale).  Da ultimo ribadiamo la richiesta di un lavoro territoriale rispetto all’amministratore di sostegno (che non riguarda solo la disabilità); è necessario che i servizi territoriali capiscano l’importanza di questa forma di tutela, la conoscano e informino le persone con nulla o limitata autonomia. Come abbiamo già affermato la nostra associazione è disponibile a collaborare.</p>
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		<title>Notizie dal Gruppo Solidarietà del 04/02/2008</title>
		<link>http://www.pensacitu.org/2008/02/04/notizie-dal-gruppo-solidarieta-del-04022008/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 18:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambito sociale 9]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Associazioni Tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal Gruppo Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Marche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Regione Marche. La giunta approva Il piano sociale regionale 2008-2010
Ambito sociale 9, Jesi. Adesione petizione interventi a favore degli anziani non autosufficienti nelle Marche
Rette a carico degli utenti nelle strutture per non autosuffcienti nelle Marche
Anziani non autosufficienti. Sindacati, enti ed associazioni chiedono alla Regione risposte urgenti ed adeguate
Petizione anziani non autosufficienti. Il Comitato incontra la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><a href="http://www.norme.marche.it/Delibere/2008/DGR0107_08.pdf">Regione Marche. La giunta approva Il piano sociale regionale 2008-2010</a></li>
<li><a href="http://www.grusol.it/vocesociale/01-02-08.PDF">Ambito sociale 9, Jesi. Adesione petizione interventi a favore degli anziani non autosufficienti nelle Marche</a></li>
<li><a href="http://www.grusol.it/vocesociale/21-01-08.PDF">Rette a carico degli utenti nelle strutture per non autosuffcienti nelle Marche</a></li>
<li><a href="http://www.grusol.it/vocesociale/16-01-08.PDF">Anziani non autosufficienti. Sindacati, enti ed associazioni chiedono alla Regione risposte urgenti ed adeguate</a></li>
<li><a href="http://www.grusol.it/vocesociale/11-01-08.PDF">Petizione anziani non autosufficienti. Il Comitato incontra la V Commissione Consiliare </a></li>
</ul>
<p><a href="http://www.grusol.it">Leggi tutte le notizie sul sito del Gruppo Solidarietà</a></p>
]]></content:encoded>
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